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Misurazione

Come misurare la comunicazione interna senza scontrarsi con il GDPR né con la RSU

Misurare la comunicazione interna è scomodo per due motivi opposti: i dati facili non dicono niente e i dati che dicono qualcosa sfiorano il controllo. Questa guida separa le due cose: quali indicatori servono a decidere, e dove passa la riga che non conviene superare.

·7 min di lettura

Le metriche che rassicurano e non servono

Quasi tutte le relazioni di comunicazione interna che arrivano a un comitato di direzione sono piene di numeri che misurano lo sforzo dell'ufficio, non l'effetto sull'organico.

  • Numero di pubblicazioni al mese. Misura quanto lavora chi pubblica.
  • Impression o visualizzazioni. Contano le volte in cui qualcosa è comparso su uno schermo, non le persone che l'hanno saputo.
  • «Mi piace» e reazioni. Misurano simpatia, e soprattutto misurano sempre gli stessi venti.
  • Tasso di apertura dell'e-mail. Serve se tutto il vostro organico usa l'e-mail. Se non la usa, misura la parte di ufficio e basta.
  • Visite totali alla intranet. Una persona che entra quaranta volte copre quaranta persone che non entrano mai.

Nessuno di questi numeri è falso. Il problema è che nessuno risponde all'unica domanda che fa un direttore generale: le persone lo hanno saputo oppure no?

L'indicatore che conta davvero: la copertura

La copertura è la percentuale di persone di un gruppo che hanno visto un contenuto preciso. Persone distinte sulle persone del gruppo. Nient'altro.

È un numero noioso, ed è per questo che funziona. Se lo stabilimento di Brescia ha 210 persone e la comunicazione sulla fermata di agosto l'hanno vista in 128, la copertura è del 61 %. Con quel dato si può già prendere una decisione: o la distribuzione a Brescia sta fallendo, o la comunicazione non interessava, o c'è un turno a cui non arriva niente.

Tre regole perché la copertura serva a qualcosa. Prima: sempre in dettaglio, per sede, per reparto e per turno; la media aziendale nasconde proprio quello che va sistemato. È la regola del mestiere, non quello che fa uno strumento preciso: Blastack, per dirne uno, dettaglia per reparto e si ferma lì. Seconda: ordinata dal valore più basso, per guardare per primo il gruppo che va peggio. Terza: confrontata con se stessa mese dopo mese, non con quella di un'altra azienda.

Sei indicatori utilizzabili, e a quale decisione serve ciascuno

IndicatoreCome si calcolaQuale decisione permette
Copertura per comunicazionePersone distinte che l'hanno vista sulle persone del gruppo destinatarioRipetere l'avviso nella sede rimasta indietro
Copertura della sede peggioreIl valore più basso dell'elenco precedenteDove serve un corrispondente o una nuova distribuzione di codici
Organico attivo in 30 giorniPersone entrate almeno una volta sull'organico totaleCapire se il canale è vivo o se lo guardano sempre gli stessi
Conferme di lettura in sospesoDocumenti a lettura obbligatoria non confermati, per mansioneChi va rincorso prima di un audit o di una visita ispettiva
Partecipazione ai sondaggiRisposte sulle persone invitate, per sedeSe il sondaggio di clima aziendale rappresenta qualcosa o solo gli uffici
Tempo fino al 50 % di coperturaOre dalla pubblicazione fino a quando metà del gruppo l'ha vistaRegolare l'ora di pubblicazione sul ciclo dei turni

Sei è un massimo, non un obiettivo. Con i primi due e il quarto si può portare avanti un'intera comunicazione interna per un anno.

Dove passa la riga: aggregato sì, nominale solo quando serve davvero

Qui è dove uno strumento di comunicazione interna si trasforma, senza volerlo, in un sistema di controllo. La differenza si spiega in una frase: un dato aggregato dice quale percentuale di un gruppo ha visto qualcosa; un dato nominale dice che la signora Rossi l'ha visto alle 23:14.

Per gestire la comunicazione interna basta l'aggregato. Il nominale si giustifica solo quando è l'azienda stessa ad aver bisogno della prova —una procedura di sicurezza, una policy che va dimostrata— e in quel caso smette di essere una metrica e diventa una registrazione documentale con una finalità propria.

GDPR, articolo 5

Fissa i principi di limitazione della finalità e di minimizzazione: i dati personali devono essere adeguati, pertinenti e limitati a quanto necessario rispetto alle finalità per le quali sono trattati.

GDPR, articoli 13 e 14

Obbligano a informare le persone sul trattamento dei loro dati, comprese le finalità e la base giuridica, nel momento in cui i dati vengono raccolti.

Controllo a distanza dell'attività lavorativa

In Italia l'impiego di strumenti dai quali derivi anche la possibilità di controllare a distanza l'attività delle persone che lavorano è ammesso solo previo accordo con la rappresentanza sindacale oppure previa autorizzazione dell'autorità amministrativa competente. Uno strumento che registra chi ha letto che cosa rientra in questa conversazione, e l'autorità di controllo davanti alla quale una persona può presentare reclamo è il Garante per la protezione dei dati personali.

Questo non è un parere legale. Gli obblighi concreti della vostra azienda —se serva una valutazione d'impatto, quale base giuridica si applichi, che cosa si informa e come— li fissano il vostro responsabile della protezione dei dati e il vostro consulente del lavoro.

Che cosa portare alla RSU prima di cominciare a misurare

La domanda che vi faranno è «questa cosa serve a controllarci?», e arriverà nei primi cinque minuti. Vale la pena portarla già risposta e per iscritto.

  1. 01

    Che cosa si misura e con che grana

    Mostrate la schermata, non la descrizione. Se quello che c'è è una percentuale per reparto, si vede in due secondi che non esiste un elenco di chi ha letto che cosa.

  2. 02

    Che cosa è nominale e perché

    Le conferme di lettura portano nome, data e ora, ed è voluto: sono la prova che sostituisce il foglio firme. Dirlo prima vale più che giustificarlo dopo.

  3. 03

    Quali moduli opzionali attiverete

    I registri di accesso e di attività —da quale apparecchio entra ogni persona, quali sezioni visita— di solito sono opzionali. Se non vi servono non attivateli, e mettete a verbale che non sono attivi.

  4. 04

    Per quanto tempo si conserva

    Un termine preciso, in mesi, e che cosa succede dopo. «A tempo indeterminato» non è una risposta difendibile.

  5. 05

    Per che cosa non si userà

    Per iscritto: che questi dati non entrano nella valutazione della prestazione né in alcun procedimento disciplinare. È la frase che sblocca la riunione.

Il caso speciale: i sondaggi di clima aziendale

Un sondaggio di clima aziendale anonimo serve solo se l'anonimato è reale, e «reale» significa che nemmeno un amministratore con accesso alla base dati possa ricostruire chi ha risposto che cosa.

Vale la pena chiedere come è costruito, e non accontentarsi di un «è anonimo». Due domande precise: la marca temporale della risposta viene conservata con precisione al secondo? E se sì, si può incrociare con il registro delle sessioni? Se entrambe le risposte sono sì, il sondaggio non è anonimo per quanto la schermata dica il contrario.

Il prezzo dell'anonimato vero è che si perde il dettaglio per reparto quando il gruppo è piccolo. È un prezzo da pagare: il dettaglio di un reparto da quattro persone non è anonimo per quanti avvisi ci si mettano sopra.

Come si presenta tutto questo alla direzione

Una pagina. Tre numeri e una frase per ciascuno.

  • Copertura media delle comunicazioni ufficiali del trimestre, e accanto la sede che va peggio.
  • Percentuale di organico entrato almeno una volta questo mese.
  • Conferme di lettura in sospeso, se avete documenti a lettura obbligatoria.

Sotto, due righe: che cosa farete con la sede che va peggio ed entro quando. Una relazione di comunicazione interna che non finisce in una decisione è una presentazione, e le presentazioni smettono di essere richieste.

Per finire

Misurare poco, e misurare sempre le stesse cose

L'errore abituale non è misurare troppo: è misurare cose diverse ogni trimestre. Scegliete due o tre indicatori, metteteli per iscritto nel piano, raccontateli alla RSU e non cambiateli per un anno. La serie storica vale più della precisione.

In Blastack l'analisi della copertura è costruita con questo criterio: il dato che vede la direzione è aggregato —quale percentuale di un reparto o di una sede ha visto una comunicazione, ordinata dal valore più basso— e non esiste nessuna schermata con l'elenco di chi ha visto quale pubblicazione. Il nominale esiste solo dove serve la prova: nella conferma di lettura dei documenti.